lunedì 13 settembre 2010

A ciascuno la sua Cordova.








Canciòn de jinete. 
                                         Canzone del cavaliere

Còrdoba,                                                         Cordova
lejana y sola.                                                   lontana e sola
Jaca negra, luna grande,                                cavallina nera, grande luna
y aceitunas en mi alforja.                                e olive nella mia bisaccia.
Aunque sepa los caminos                                Anche se conosco le strade
yo nunca llegaré a Còrdoba.                           io non arriverò mai a Cordova.
Por el llano, por el viento,                              Nel piano, nel vento
jaca negra, luna roja.                                     cavallina nera, luna rossa
La muerte me està mirando                            la morte mi sta guardando
desde las torres de Còrdoba.                          dalle torri di Cordova.
Ay qué camino tan largo!                                Ahi che strada lunga! 
Ay mi jaca valerosa!                                       Ahi la mia brava cavallina!
Ay que la muerte me espera,                          Ahi che la morte mi aspetta,
antes de llegar a Còrdoba!                             prima di arrivare a Cordova!
Còrdoba,                                                        Cordova,
lejana y sola.                                                  lontana e sola.

Federico Garcia Lorca

Ogni uomo è in viaggio verso la sua Cordova, che non raggiungerà .......
Godiamoci il viaggio!

venerdì 10 settembre 2010

Camino Portogues 2010- cronistoria






Quest'anno abbiamo fatto oltre 140 Km del cammino portoghese verso Santiago.

Venerdì 20 agosto siamo arrivati in aereo a Porto, abbiamo noleggiato l'auto dalla Hertz e in autostrada siamo andati prima a Braga dove abbiamo visitato il centro e abbiamo pranzato. Poi siamo arrivati a Ponte de Lima dove avevamo prenotato all'hotel Axe del Golf.
A Cena siamo andati a Viana do Castelo sulla costa Atlantica dove era in corso una grande festa popolare nella notte con bande di tamburi in parata.

Il cammino è ben segnalato e lo abbiamo affrontato con 4-5 kg negli zaini percorrendolo alla media di circa 4km all'ora in tappe giornaliere di 20-25 km  con 6-8 ore di marcia. Al pomeriggio un volontario recuperava l'auto al seguito ritornando alla partenza con bus o taxi.

Sabato 21 la prima tappa  è stata molto dura sui sentieri di montagna e molto caldo da Ponte de Lima attraverso 18 Km belli ma impegnativi fino a Rubiaes. L'ultima ora di salita Fermo non stava bene, per cui abbiamo chiesto aiuto in una casa sul percorso e siamo stati accompagnati in auto fino all'arrivo, dove dopo più di un'ora ci hanno raggiunto Daniele e Silvano che avevano proseguito a piedi e sono arrivati stremati. Ottima la locanda del Repouso del Pelegrino ed eccellente la cena da Costantino.
Domenica 22 bei sentieri per 19 km fino a Valença città portoghese fortificata sul confine e poi a Tui (Hotel Colon) in Spagna aldilà del fiume Minho. Pranzo da Garcia in rua seixta, vineria consigliata da Ale e Grazia (ottimo vino e buona cucina ma tapas scarse per dei pellegrini affamati) e cena disgiunta: 3 alla Parillada nel centro storico vicino alla Cattedrale mentre Daniele è tornato in auto da Costantino a Rubiaes.

Lunedì 23 la tappa più lunga (32km)  sotto la pioggerellina fine e con oltre due ore di cammino nella zona industriale.... (da evitare possibilmente) fino a Porrino (bella) e con la sorpresa nell'ultima interminabile ora di cammino della discesa a precipizio sull'asfalto scivoloso fino a Redondela. La cittadina è povera di strutture ricettive e alle 16,00 albergue e hotel erano pieni, pioveva che Dio la mandava per cui ci siamo affidati ad un tassista che ci ha trovato due camere al Jumboli qualche km oltre il centro. Cena con ostriche (6 a testa) e mariscos nella vicina Arcade.
Martedì 24 di buon mattino 20km facili fino a Pontevedra, bella cittadina,  sistemati in un ottimo Hotel in centro: la Virgen del camino. Bighelloniamo in città,  pranziamo in Pulperia da Fidel e andiamo a cena al restaurante O cruceiro sulla piazzetta delle 5 Ruas. Passeggiata nella notte per il centro storico molto suggestivo.

Mercoledì 25 da Pontevedra a Caldas de Reis, percorso facile e in mezzo al verde. Io e Fermo facciamo staffetta  e solo Daniele fa tutti i 20 km a piedi. Nel pomeriggio visitiamo la costa Atlantica intorno a Villagarcia. Spiagge e paesaggi stupendi nel sole. Caldas de reis è una cittadina attraversata dalla strada nazionale molto trafficata. In un lavatoio pubblico alimentato da acqua calda termale alcune pellegrine in bikini fanno il bagno accanto ad una signora del luogo che lava i suoi panni nella stessa vasca. Pernottiamo confortevolmente all'Hotel Sena dove pranziamo e ceniamo.
Giovedì  26 20Km molto belli nel verde fino a Padron dove incontriamo Zè (professore di filosofia) ed Antonio (ex bancario) che arrivano a piedi da Porto e visitiamo la cattedrale con il cippo romano dove è attraccata la barca che riportava il corpo di Santiago dall'Africa.
Nel recuperare l'auto mi capita il tassista cantante folk (ha cantato come solista in tutta Europa e anche all'Olimpia di Parigi con un complesso di sette elementi che musicava le poesia di Lorca e di Rosalia de Castro, la grande poetessa Galiziana).
Mi fa sentire il suo cd e canta con grande passione e bellissima voce. Inoltre ricorda quando accompagnava in Italia lo zio che portava le ragazze di vita in Calabria.
Al ritorno raccolgo i pellegrini che hanno rinunciato a prendere le camere all'hotel Scala, carissime e nel sottotetto. Con un lampo di genio conveniamo di andare in auto a Lavacolla dove troviamo alloggio all'Hotel Garca. Pranzo al restaurante Sanpaio, riposino e poi cena allo stesso ristorante!
Venerdì 27 passando dal Monte di Gozo dopo 4km di salita e 5 km dentro la città arriviamo alla cattedrale di Santiago de Compostela.
E' l'anno Giacobeo con grande afflusso di gente e code dappertutto: per ricevere la Compostela, per entrare  alla Messa di mezzogiorno così dobbiamo rinunciare ad abbracciare il Santo per evitare ore di coda.
Torniamo a riprendere l'auto e pranziamo per la terza volta e con soddisfazione ancora al Sanpaio.
Poi via verso Finisterre; ci sistemiamo al Merendero a Corcubion per la notte e visitiamo il faro. La sera ci facciamo una teglia gigante di "arroz con mariscos". Un po' troppo sapida. A cena incontriamo un singolare personaggio settantenne di Belluno che cammina in solitaria al ritmo di 40 km al giorno! Ci consiglia  di visitare Muxia e la chiesa della Virxe da barca.
Sabato 28 all'alba visitiamo questo posto magico! La chiesa sugli scogli, le rocce ed il monolite illuminato dal sole tolgono il fiato. Fermo si appende alla sacra roccia del giudizio (pedra dabalar o pietra oscillante) e a causa dei suoi peccati si ferisce alle braccia, ma miracolosamente le ferite guariscono quasi subito grazie alla pomata all'arnica.
Poi dopo aver visitato la bella costa dell'Atlantico a Muros e Noya arriviamo a Padron dove imbocchiamo l'autostrada e andiamo fino a Porto.
Alloggiamo nel lusso più sfrenato in avenida Boa Vista all'hotel Porto Palacio (5 stelle) dove comunque pranziamo con 8 euro e beviamo un ottimo bicchiere di vino Porto offertoci come benvenuto.
Nel pomeriggio visitiamo la città vecchia sotto il sole e riconsegnamo l'auto alla Hertz che ci  fattura 84 euro suppletivi per i piccoli danni della carrozzeria (Per fortuna avevamo la kasko).  La sera poi troviamo un buon ristorante brasiliano nelle vicinanze.
Domenica 29  mattino siamo in aeroporto alle 8 e con il volo in orario e siamo a casa alle 12,30.

sabato 31 luglio 2010

Radio days


Anni 50

Che nostalgia  la radio, quando era l'unica voce che ci teneva in contatto con il mondo e con la musica!
Rivedendo il film di Woody Allen "Radio days"  sono tornato con la memoria ai tempi della radio ed in particolare alla tragica radiocronaca dell'affondamento dell'Andrea Doria il 26 luglio del 1956 quando avevo nove anni.
In casa avevamo un grande mobile in mogano con radio, giradischi a 78 giri e vano bar incorporato. Ricordo  il rutilante mosaico di specchi che si illuminava all'apertura dello sportello, i bicchierini disposti su dei piccoli ripani laterali in vetro fumé e le bottiglie di Vecchia Romagna, Fernet e Marsala Florio all'uovo per gli ospiti. A fianco c'era il visore della radio con un punto verde luminoso che si accendeva e sul vetro illuminato scorreva verticalmente la barra delle lunghezze d'onda dove erano riportate le principali stazioni del mondo: Buenos Aires, New York, Il Cairo  e perfino Sidney. Girando le manopole  per me ogni volta era una grande emozione sentire il fischio della modulazione e tra i caratteristici rumori di fondo lontani annunciatori parlare lingue sconosciute. Ovviamente il mobile era nel salotto buono mentre noi vivevamo nella grande cucina intorno al tavolo da pranzo e potevamo sentire la radio solo per mezzo di un piccolo altoparlante appeso in alto nell'angolo sopra il camino. Prima di metterci a tavola ero incaricato da mio padre di accendere la radio e ricordo che dovevo mettere le pattine perchè il pavimento della sala era  lucidato con la cera (Grey). A pranzo di solito ascoltavamo il Gazzettino Padano, che si presentava con il trillo dell'usignuolo. Quel giorno la voce inconfodibile dell'annunciatore con il tono grave delle tragedie ci descrisse in diretta l'affondamento del nostro più bel transatlantico: l'Andrea Doria tenendoci in sospeso fino alla fine sulle sorti del comandante Calamai, che voleva affondare con la sua nave e che solo all'ultimo momento fu convinto dai suoi ufficiali a scendere sulle scialuppe di salvataggio, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo. La tensione di quei momenti, la voce del cronista che ci faceva vivere intensamente un dramma che potevamo solo immaginare, la partecipazione intensa di tutto il mondo alla tragedia del mare, sono sensazioni che poi ho raramente percepito. Che differenza con le attuali telecronache di una televisione che tutto spettacolarizza e tutto banalizza, con la mediocrità dei commenti e delle domande dei giornalisti che non sanno far partecipe il pubblico agli eventi perchè loro stessi hanno perso ogni capacità di commuoversi veramente. E' anche vero che alla TV ormai è superfluo  sentire la descrizione di ciò che è già evidente nelle immagini e fastidioso ascoltare dissertazioni su argomenti senza alcuna attinenza diretta con quanto compare sullo schermo. Sono più veri quei servizi senza il commento e senza le inquadrature insistenti del cronista in strada che chiede al primo passante le sue impressioni. Molte telecronache sembrano temini di italiano in prima liceo.
Fino all'assurdo di quella giornalista che per poter dare il senso della drammaticità di un incendio boschivo, si faceva riprendere davanti alle sterpaglie incendiate appositamente per lei dai vigili del fuoco. 
Che figuraccia quando è stata scoperta! Che differenza con la personalità dei grandi giornalisti, che avevano maturato anche se giovani, esperienze di vita, idee e valori che trasmettevano autorevolmente ai propri ascoltatori.

L'Andrea Doria in navigazione

 Andrea Doria la tragedia 


martedì 27 luglio 2010

La mareggiata

Ho sempre amato il mare in tempesta, quando il vento ed i cavalloni scuotono il mare e la vela  deve essere tenuta a forza mentre la barca vola sulle onde sfiorando l'acqua!
1980 Regata ad Alimini...mare forza 7

Meriggiare pallido e assorto...

Osservare tra fronde il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
Da Ossi di Seppia - Eugenio Montale


Che bell' inizio di meriggio sull'impervio e magnifico sentiero tra punta Fragara ed l'Arco naturale a Capri, pur con la sofferenza di Mariella ( .....dove siamo? .....sono stanca .....ancora due gradini e muoio!) che tuttavia resiste ed anzi mi supera leggera su per le scalinate nascoste nel bosco a picco sui faraglioni fino alla sospirata meta: il ristorante da Tonino dove ci cambiamo le magliette bagnate dal sudore e ci mettiamo a tavola.


......amor ch'a nullo amato amar perdona.....

martedì 6 luglio 2010

Le Parche

Mia nonna raccontava a noi bimbi che da qualche parte esiste dalla notte dei tempi un libro dove sono segnate accanto al nome di ciascuno di noi, la data di nascita e quella della morte. Il libro segreto è affidato alla Morte stessa che lo usa per fare il suo lavoro.
Ho ritrovato questa storia alla base del libro di  Glenn Cooper "La biblioteca dei morti."
Il romanzo si apre quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. Chi è il serial killer? E' il Destino scritto nel Il libro dei morti dove anche il nostro nome è scritto anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata dall'eternità.
Anche nella mitologia romana, le tre Parche figlie e di Zeus e di Temi, la Giustizia, stabilivano il destino degli uomini. In arte e in poesia erano raffigurate come vecchie tessitrici scorbutiche o come oscure fanciulle.
In seguito furono assimilate alle Moire della mitologia greca e divennero le divinità che presiedono al destino dell'uomo.
Cloto, nome che in greco antico significa "io filo", che appunto filava lo stame della vita; Lachesi, che significa "destino", che lo svolgeva sul fuso e Atropo, che significa "inevitabile", che, con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile. Le loro decisioni erano immutabili, neppure gli dei potevano cambiarle.
Esse agivano spesso contro la volontà di Zeus. Ma tutti gli dei erano tenuti all'obbedienza nei loro confronti, in quanto la loro esistenza garantiva l'ordine dell'universo, al quale anche gli dei erano soggetti.
Si dice anche che avessero un solo occhio grazie al quale potevano vedere nel futuro e che spartivano a turno tra loro.
Cosa cambierebbe nelle nostre vite se sapessimo quando dovremo morire?
Credo che dopo un attimo di sconcerto, torneremmo a vivere come ora, come fossimo eterni.
 Vita mutatur, non tollitur! 

lunedì 14 giugno 2010

Pensieri dall'al di là.....


Passando tra gli scaffali di Media Word ho visto in offerta a prezzo simbolico l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master con il testo inglese a fronte. Ne conoscevo solo una pagina dai tempi di scuola che già mi aveva colpito: la nemesi del cacciatore Bert Kessler, ucciso dal morso di un serpente a sonagli mentre raccoglieva dai rovi l'uccello abbattuto con una fucilata un attimo prima.
 Non avevo idea di quale incredibile mondo avrei fatto esperienza leggendolo.
E' una raccolta  di epigrammi di persone  vissute nella provincia americana delle grandi pianure nelle piccole cittadine sulle sponde dello Spoon river. Il modello ispiratore è l'Antologia Palatina,  raccolta della classicità greca tanto rivelatrice di intimità e di passioni universali.
Spoon River inizia così:

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley
l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?
Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso nella miniera,
uno fu ucciso in una rissa
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.....

Coincidenze della vita:  la scomparsa della mamma e di alcuni amici e parenti che se ne sono andati negli ultimi mesi mi ha costretto ad ascoltarne gli epitaffi durante le funzioni funebri ed a frequentare il cimitero del paese, che normalmente visito una sola volta l'anno in occasione del giorno del ricordo a novembre. Dovendo invece occuparmi della tomba di famiglia ci ho passato un po' più di tempo ed ho incontrato molte persone del paese che non vedevo da anni. Amiche d'infanzia, ora nonne che mi hanno raccontato storie dolorose di figli e nipoti, amici rassegnati al passare del tempo, anziani visitatori quotidiani del cimitero con la loro semplice filosofia di vita, ma tutti in fondo sollevati  e quasi meravigliati di essere ancora vivi rispetto ai propri cari e ad altri, svaniti con i loro mondi di passioni e debolezze.
Passeggiando nel camposanto,  ho rivisto sulle tombe le fotografie di tante persone che nei miei primi vent'anni erano il paese, tante storie di vita, ognuna segnata nella memoria con il carattere, gli episodi,  le grandezze e le miserie di paese, microcosmo e specchio di tutto il genere umano.
La pietas verso i trapassati impone di ricordarne solo i lati buoni dimenticando le perfidie e le debolezze che fanno parte della vita di tutti.
A questo proposito mi ha impressionato l'iroso epitaffio che una donna ha fatto scrivere sulla propria tomba: Vi ho solo preceduto!
La lettura dell'antologia di Spoon River è stata una illuminazione poetica dove contrariamente al tout passe, tout casse, ai morti resta attaccata tutta la malinconica unicità e universalità del proprio essere.

.... spesso ridendo, con ragazzi e ragazze
io giocai sulla strada e sulle colline
quando il sole era basso e l'aria fresca,
fermandomi a bastonare il noce
ritto, senza una foglia contro il tramonto in fiamme.